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	<title>AlexViola.com &#187; internet</title>
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		<title>Twitter, dove non osano gli spammer</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cinguettii sono sempre più al sicuro dalle insidie dello spam: nonostante il diffuso e imprescindibile utilizzo di URL accorciati (e quindi senza indizi sulla destinazione), le ultime statistiche divulgate da Twitter mostrano un calo quasi verticale delle attività di spam negli ultimi otto mesi.
Nonostante la crescente diffusione del servizio di microblogging e una recente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cinguettii sono sempre più al <a href="http://mashable.com/2010/03/23/twitter-spam-1-percent/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Mashable+(Mashable)" target="_blank">sicuro</a> dalle insidie dello spam: nonostante il diffuso e imprescindibile utilizzo di URL accorciati (e quindi senza indizi sulla destinazione), le ultime statistiche <a href="http://help.twitter.com/entries/64986-how-to-report-spam-on-twitter" target="_blank">divulgate</a> da Twitter mostrano un calo quasi verticale delle attività di spam negli ultimi otto mesi.<br />
Nonostante la crescente diffusione del servizio di microblogging e una <a href="http://news.cnet.com/8301-1009_3-10249172-83.html" target="_blank">recente</a> statistica relativa allo spamming che lo individua nel 90 per cento delle email, secondo i dati della (ex?) startup di San Francisco solo l&#8217;1 per cento dei cinguettii sarebbe costituito da contenuto indesiderato o indesiderabile.<br />
Con il sistema di <a href="http://help.twitter.com/entries/64986-how-to-report-spam-on-twitter" target="_blank">notifica</a> dello spam, il canale apposito @spam e la <a href="http://punto-informatico.it/2830264/PI/News/twitter-legge-fermare-phishing.aspx" target="_blank">recente</a> introduzione del sistema di verifica e marchiatura dei link cinguettati, Twitter sembra aver trovato un&#8217;arma abbastanza efficace per combattere i problemi e gli attacchi che la <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=twitter+phishing&amp;t=4" target="_blank">minacciano</a>.
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alexviola.com/twitter-dove-non-osano-gli-spammer/" target="_blank"><img src="http://www.alexviola.com/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>
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		<title>Cile, social network per il terremoto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google, così come aveva fatto per la catastrofe di Haiti, ha predisposto uno strumento per aiutare a localizzare le personale care che possano essere state coinvolte nel terremoto che sabato ha sconvolto il Cile.
Google Person Finder (disponibile sia in inglese che in spagnolo) permette infatti di effettuare ricerche per nome o di lasciare informazioni su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google, così come aveva fatto per la catastrofe di Haiti, ha <a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-10461112-93.html?part=rss&amp;subj=news&amp;tag=2547-1_3-0-20" target="_blank">predisposto</a> uno strumento per aiutare a localizzare le personale care che possano essere state coinvolte nel terremoto che sabato ha sconvolto il Cile.<br />
Google <a href="http://chilepersonfinder.appspot.com/" target="_blank">Person Finder</a> (disponibile sia in inglese che in spagnolo) permette infatti di effettuare ricerche per nome o di lasciare informazioni su una persona. Ad oggi ha raccolto quasi 36 mila segnalazioni. Comunque, come afferma Google, tutte da verificare.<br />
La pagina si affianca a Google <a href="http://www.google.com/relief/chileearthquake/" target="_blank">crisis response</a>, sito con cui Mountain View fornisce il numero di telefono istituzionale a cui si possono rivolgere i cittadini americani, alcuni meccanismi di donazione a favore delle ONG che stanno organizzando gli aiuti e mappe aggiornate e con i dati relativi alle recenti attività sismiche cilene. <span id="more-93"></span><br />
Con il servizio Google spera di colmare la situazione creatasi con l&#8217;interruzione delle comunicazioni. Anche su Facebook, <a href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/190369/people_groups_flock_to_the_web_after_chile_earthquake.html" target="_blank">pagine e gruppi</a> sono sorti con lo scopo di condividere più velocemente possibile immagini, notizie e supporto. Con il medesimo obiettivo si sta <a href="http://www.cbsnews.com/2718-202_162-511.html?tag=mncol" target="_blank">muovendo</a> la comunità di Twitter, <a href="http://punto-informatico.it/2602783/PI/Commenti/webtheatre-terremoto-video-rete.aspx" target="_blank">documentando</a> gli eventi e aiutando a raccogliere il maggior numero possibile di informazioni in tempo reale, aiuto di grande valore soprattutto per il <a href="http://mashable.com/2010/02/27/twitter-missing-person-chile/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Mashable+(Mashable)" target="_blank">ritrovamento</a> di persone date per disperse.<br />
Dal momento che le linee telefoniche sono interrotte, i tweet sono diventati uno dei mezzi principali per ottenere aggiornamenti utili o mettersi in contatto con persone da cui si era stati separati dal terremoto: hashtag e liste si sono dimostrati molto <a href="http://mashable.com/2010/02/27/twitter-missing-person-chile/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Mashable+(Mashable)" target="_blank">efficaci</a>.
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alexviola.com/cile-social-network-per-il-terremoto/" target="_blank"><img src="http://www.alexviola.com/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>
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		<title>Attacco hacker? Niente panico</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 09:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto nasce da una ricerca della società NetWitness e dal relativo articolo pubblicato sul Wall Street Journal: gli esperti identificano un cyber-attacco &#8220;tutto nuovo&#8221; che impiega una botnet composta da decine di migliaia di computer, tocca centinaia di paesi diversi e sguscia tra le (cinematograficamente) impenetrabili difese del Pentagono. Ma la realtà è un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto nasce da una ricerca della società <a href="http://www.netwitness.com/" target="_blank">NetWitness</a> e dal <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704398804575071103834150536.html?mod=WSJ_hpp_sections_tech" target="_blank">relativo articolo</a> pubblicato sul <em>Wall Street Journal</em>: gli esperti identificano un cyber-attacco &#8220;tutto nuovo&#8221; che impiega una <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=botnet&amp;t=4" target="_blank">botnet</a> composta da decine di migliaia di computer, tocca centinaia di paesi diversi e sguscia tra le (cinematograficamente) impenetrabili difese del Pentagono. Ma <strong>la realtà è un po&#8217; diversa da come la descrivono i mezzi di comunicazione mainstream</strong>, che gridano all&#8217;apocalisse cyber-criminale quando in realtà nel passato recente si sono registrate epidemie e attacchi molto, molto peggiori.<span id="more-88"></span></p>
<p>Secondo NetWitness la botnet ha &#8220;pupari&#8221; che vivono nell&#8217;Europa dell&#8217;est, ha cominciato a operare nell&#8217;ultima parte del 2008 ed è tutt&#8217;ora operativa con un centro di &#8220;comando &amp; controllo&#8221; situato in Germania. Alla base dell&#8217;attacco c&#8217;è il &#8220;caro&#8221; e vecchio phishing, con messaggi di posta elettronica capziosi che riconducono a pagine web malevole con l&#8217;unico obiettivo di installare malware sulla macchina da infettare.</p>
<p>Le vittime di questo &#8220;cyber-attacco&#8221; vengono quantificare in 2.400 diverse società e organizzazioni sparse in quasi 200 paesi, incluse 10 agenzie governative degli Stati Uniti e (almeno in un caso) un account email di un militare a stelle e strisce. Oltre al controllo remoto dei PC zombificati, il malware ha permesso agli ignoti (o presunti tali) criminali di <strong>rastrellare una gran messe di informazioni e dati sensibili</strong> inclusivi di credenziali di accesso, numeri di carte di credito e via elencando. Il numero di sistemi infetti viene stimato nell&#8217;ordine di 75mila unità.</p>
<p>Stiamo dunque assistendo a una breccia senza precedenti nella sicurezza dei computer interconnessi di importanti istituzioni e società private? Assolutamente no, perché la stessa NetWitness identifica la matrice dell&#8217;attacco nel trojan <em>Zeus</em>, venduto sotto forma di &#8220;toolkit&#8221; per la creazione di malware personalizzato e ben noto alle società di sicurezza e alle autorità: al punto che le indagini hanno già condotto alla cattura di <a href="http://punto-informatico.it/2755485/PI/News/trojan-zeus-primi-arresti-europa.aspx" target="_blank">un paio di cyber-criminali inglesi</a> che hanno fatto uso del suddetto toolkit.</p>
<p>La stampa e una parte della blogosfera a ruota hanno però abboccato alla (blanda) esca del <em>Wall Street Journal</em> e <a href="http://news.google.com/news/more?region=it&amp;pz=1&amp;cf=all&amp;hl=it&amp;cf=all&amp;ncl=dtMrViEIsy-joBMBZvYesOE69b1MM" target="_blank">hanno titolato</a> con <strong>strilloni apocalittici</strong>: <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CYBER-ATTACCO-IN-196-PAESI-IL-PIU-GRANDE-DI-SEMPRE/news-dettaglio/3755631" target="_blank">il più grande cyber-attacco della storia</a>, <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo474286.shtml" target="_blank">attacco hacker da record</a>, <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_febbraio_18/maxi-attacco-hacker_43faa07a-1c6d-11df-beab-00144f02aabe.shtml" target="_blank">maxi cyber-attacco</a> a opera dei cattivi hacker (sic!) dell&#8217;Europa dell&#8217;est.</p>
<p>Grande risalto viene dato anche al fatto che nell&#8217;attacco sia coinvolto un soldato statunitense, fatto questo che per chi non conosce le <a href="http://punto-informatico.it/2606113/PI/News/cracker-azione-nei-cieli-usa.aspx" target="_blank">reali condizioni-colabrodo</a> dei network militari americani ha contribuito ad aumentare il rischio percepito e il relativo ritorno di traffico sui mezzi di comunicazione generalisti.</p>
<p>In quanto alle dimensioni della botnet, poi, è sufficiente rinfrescare un poi la memoria della storia recente per <strong>ridimensionare drasticamente il cosiddetto &#8220;più grande cyber-attacco della storia&#8221;</strong>: la stessa botnet Zeus nel suo complesso dovrebbe al momento includere <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zeus_%28trojan_horse%29" target="_blank">3,6 milioni di PC compromessi</a> (ben al di là dei 75mila individuati da NetWitness), mentre i casi più eclatanti già registrati negli annali includono lo <a href="http://punto-informatico.it/2468685/PI/News/botnet-infiltrati-misurano-economia-dello-storm-worm.aspx" target="_blank">Storm Worm</a> (con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Storm_botnet" target="_blank">stime variabili</a> tra 1 milioni e 50 milioni di PC infetti) e il <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=conficker&amp;t=4&amp;o=0" target="_blank">sempreverde Conficker</a> (10 milioni di sistemi o giù di lì). Di cui i mass media, a cui fa evidentemente difetto la memoria, hanno già abbondantemente parlato in passato.
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alexviola.com/attacco-hacker-niente-panico/" target="_blank"><img src="http://www.alexviola.com/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>
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		<title>Google e lo Street View delle nevi</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;hanno chiamato Google Snow View, il nuovo servizio di mappatura lanciato da BigG in occasione dell&#8217;imminente apertura dei giochi olimpici invernali di Vancouver. Oltre che delle ormai note googlecar, i responsabili di Street View si sono serviti di alcune motoslitte in grado di tracciare le discese innevate che faranno da cornice alle prossime gare.
L&#8217;occhio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;hanno chiamato <em>Google Snow View</em>, il nuovo servizio di mappatura <a href="http://www.google.com/intl/en/landing/games10/" target="_blank">lanciato</a> da BigG in occasione dell&#8217;imminente apertura dei giochi olimpici invernali di Vancouver. Oltre che delle ormai note <em>googlecar</em>, i responsabili di Street View <a href="http://www.foxnews.com/scitech/2010/02/10/hit-winter-olympics-slopes-pc/" target="_blank">si sono serviti</a> di alcune motoslitte in grado di <strong>tracciare le discese innevate</strong> che faranno da cornice alle prossime gare.</p>
<p>L&#8217;occhio di Google è dunque arrivato quasi ovunque, all&#8217;interno del <em>Whistler Olympic Park</em>, per mappare le vaste distese di neve, mostrarle ai netizen che non potranno assistere dal vivo ai Giochi. <a href="http://www.vancouversun.com/business/Street+View+cameras+take+slopes+Whistler/2544503/story.html" target="_blank">In aggiunta</a>, una sorta di tour in tre dimensioni, realizzato dai tecnici di Mountain View per ricostruire <strong>le principali infrastrutture dei giochi</strong> di Vancouver.<span id="more-76"></span></p>
<p>Auto e motoslitte si sono dunque messe all&#8217;opera, al servizio del grande occhio di Street View. E se in Canada le <em>googlecar</em> hanno scaldato i propri motori, in Germania li hanno spenti da un po&#8217;.</p>
<p>Tutta una bufala quindi, il tracciamento avvenuto a Berlino della <em>googlecar</em> attraverso un dispositivo GPS nascosto. Uno scherzo architettato dal <em>Free Art &amp; Technology Group</em>, manica di burloni dediti alla creatività artistica. L&#8217;inseguimento è sì avvenuto, ma relativamente ad un&#8217;auto messa a disposizione dello stesso gruppo. Quindi <strong>non una vettura ufficiale di Google</strong>.</p>
<p>A renderlo noto, un <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2010/feb/10/google-street-view-germany-gps-hoax" target="_blank">secondo articolo</a> del quotidiano britannico <em>Guardian</em>, che aveva parlato in precedenza dell&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/2807753/PI/News/germania-all-inseguimento-della-googlecar.aspx" target="_blank">anomalo inseguimento</a> per le strade di Berlino. La stessa BigG, venuta a conoscenza del <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2010/feb/08/google-street-view-car-gps-tracking-germany" target="_blank">primo articolo</a>, ha provveduto a contattare il quotidiano, sottolineando come un tracciamento del genere <strong>non sarebbe potuto proprio accadere</strong>.</p>
<p>Le <em>googlecar</em> sono infatti a motori spenti in Germania, data la generale <strong>inclemenza del tempo atmosferico</strong> e una scarsa disponibilità della luce ottimale per gli scatti del servizio Street View. Scatti che <a href="http://maps.google.de/intl/de/help/maps/streetview/faq.html" target="_blank">riprenderanno presto</a>, stando alle dichiarazioni di Mountain View. Il giornalista del Guardian si è così scusato con i suoi lettori, per non aver pensato prima alle condizioni meteo attuali di Berlino, poco appetibili per le auto di BigG. Con tanto di frecciatina al gruppo di burloni.
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		<title>Street View, un dollaro di privacy</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 10:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google sembra uscire rafforzata da uno dei casi che la vedono alla sbarra per le immagini catturate per il servizio Street View: se violazione di proprietà privata c&#8217;è stata, l&#8217;accusa deve comunque dimostrare il danno subito.
Una coppia di Pittsburgh, Aaron e Christine Boring, aveva fatto causa a Google nel 2008 per violazione della privacy e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google sembra uscire rafforzata da <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=tag%3a%22street+view%22" target="_blank">uno dei casi</a> che la vedono alla sbarra per le immagini catturate per il servizio Street View: se violazione di proprietà privata c&#8217;è stata, l&#8217;accusa deve comunque dimostrare il danno subito.</p>
<p>Una coppia di Pittsburgh, Aaron e Christine Boring, aveva <a href="http://punto-informatico.it/2253228/PI/News/street-view-google-non-puo-garantire-privacy.aspx" target="_blank">fatto causa</a> a Google nel 2008 per violazione della privacy e negligenza nel pubblicare le foto su Internet della loro residenza. Inoltre, dal momento che i coniugi vivono in una strada privata, accusavano Mountain View di aver violato la loro proprietà privata, infiltrandosi per fotografarla. Oggi il processo arriva forse ad una conclusione di fatto: se violazione c&#8217;è stata, non ha causato danni.<span id="more-72"></span></p>
<p>La Corte, infatti, ha ritenuto non sussistere le accuse di violazione di privacy, né l&#8217;abuso nel pubblicare le foto, che sono in seguito state rimosse. Per quanto riguarda invece l&#8217;accusa di violazione di proprietà privata, la Corte <a href="http://www.ca3.uscourts.gov/opinarch/092350np.pdf" target="_blank">riconosce</a> in parte le ragioni della coppia ma minimizza l&#8217;effettivo danno subito: a loro, dunque, ora l&#8217;onere della prova degli eventuali danni subiti, non potendo ottenere i 25mila dollari richiesti per violazione di privacy ed eventuali danni morali.</p>
<p>Se non riusciranno, in pratica, a dimostrare di aver subito effettivamente dei danni, potrebbe configurarsi un risarcimento di appena un dollaro (come <a href="http://news.cnet.com/8301-13578_3-10444755-38.html" target="_blank">stabilito</a> dal precedente chiamato in causa dalla Corte). Una cifra del tutto simbolica, che dovrà quindi bastare nel caso in cui le ragioni della coppia fossero puramente di principio.
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alexviola.com/street-view-un-dollaro-di-privacy/" target="_blank"><img src="http://www.alexviola.com/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>
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		<title>YouTube e Google, pirati della Rete?</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 17:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google e YouTube sarebbero accomunate ben al di là dei meccanismi che regolano gli assetti proprietari in ambito aziendale: entrambe non riconoscerebbero l&#8217;importanza e il valore della proprietà intellettuale. Si tratta di un breve estratto dai recenti pensieri di Tullio Camiglieri, coordinatore del centro studi per la protezione dei diritti degli autori e della libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google e YouTube sarebbero accomunate ben al di là dei meccanismi che regolano gli assetti proprietari in ambito aziendale: entrambe non riconoscerebbero l&#8217;importanza e il valore della proprietà intellettuale. Si tratta di un breve estratto dai recenti pensieri di Tullio Camiglieri, coordinatore del <em>centro studi per la protezione dei diritti degli autori e della libertà d&#8217;informazione</em>. Pensieri, ma soprattutto parole, che <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/CyberNews/?id=3.0.4121420713" target="_blank">hanno criticato</a> aspramente la presunta efficacia del sistema delle segnalazioni alla piattaforma di video sharing per la conseguente rimozione di un contenuto non autorizzato.</p>
<p>&#8220;La realtà è che di contenuti protetti da copyright YouTube è pieno &#8211; <a href="http://bit.ly/532HqS" target="_blank">ha spiegato</a> Camiglieri &#8211; e con questi ci guadagna, mentre chi perde ogni giorno sono gli autori, i registi, i giornalisti, gli editori&#8221;. Mediaset però non ha perso contro YouTube, che dovrà provvedere autonomamente alla rimozione di tutti i filmati caricati dai suoi utenti, in particolare di quelli relativi a immagini sia statiche che dinamiche della trasmissione Grande Fratello 10. E infatti Camiglieri ha manifestato il suo plauso alla <a href="http://punto-informatico.it/2773039/PI/News/youtube-grande-fratello-va-asportato.aspx" target="_blank">recente decisione del Tribunale di Roma</a>.<span id="more-38"></span></p>
<p>&#8220;L&#8217;ordinanza della nona sezione civile emessa ieri dal Tribunale di Roma è un importante passo verso la legalità &#8211; ha dichiarato Camiglieri &#8211; nonché verso il riconoscimento della proprietà intellettuale di chi produce contenuti&#8221;. YouTube sarebbe a suo dire uno strumento comunque molto utile, avendo aperto ai netizen nuove strade per la condivisione online dei contenuti. Ma questi contenuti non dovrebbero ovviamente violare le attuali leggi sul diritto d&#8217;autore, perché altrimenti finirebbero &#8211; sempre secondo Camiglieri &#8211; con l&#8217;avvicinarsi moltissimo al fenomeno della pirateria online.</p>
<p>Quello che aggraverebbe la situazione, a suo dire, è che Google genera profitti a partire da contenuti non autorizzati, visto un positivo fatturato di YouTube che durerebbe da 18 mesi. Camiglieri ha fatto il punto sui danni causati dalla pirateria all&#8217;industria culturale italiana, intorno ad una cifra pari al miliardo di euro l&#8217;anno. Le pratiche di accesso diretto ai contenuti di BigG starebbero impoverendo sempre più la capacità di generare prodotti editoriali.</p>
<p>Particolarmente soddisfatta, anche la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva (FAPAV), che <a href="http://bit.ly/6ingYJ" target="_blank">ha sottolineato</a> come la sentenza del Tribunale di Milano contro YouTube sia da considerare come un importante indice dell&#8217;attenzione rivolta dalla magistratura al problema della pirateria online. Lo stesso Filippo Roviglioni, presidente di FAPAV, si è augurato che l&#8217;impegno di magistrati, organi competenti e forze dell&#8217;ordine continui nella direzione illuminata dalla sentenza a favore della rimozione di contenuti ritenuti illeciti.</p>
<p>Mediaset, nel frattempo, <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/mediaset-e-internet-si-parte-con-lo-streaming/23277/1.html" target="_blank">ha annunciato</a> il lancio &#8211; a partire dall&#8217;11 gennaio prossimo &#8211; di un nuovo servizio gratuito di streaming televisivo, una sorta di <em>catch up tv</em>, come definita dal vicepresidente Pier Silvio Berlusconi. Inizialmente, il servizio offrirà agli utenti la possibilità di fruire di brevi filmati, per poi estendersi con una versione <em>full episod</em>. Si potranno visionare in streaming programmi di news, <em>infotainment</em> e reality show. Tanto ormai la famosa <em>casa</em> del format orwelliano potrebbe essere al riparo dagli occhi indiscreti dei broadcaster artigianali della Rete.
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		<title>Quando l&#8217;identità personale vale pochi click</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 23:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[indentità]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma &#8211; All&#8217;indomani dell&#8217;aggressione subita dal Premier in quel di Milano e del proliferare in Rete di qualche decina di post, siti e gruppi su Facebook con toni e contenuti più o meno goliardici, idioti e, in alcuni casi, di inaccettabile violenza, il Governo e purtroppo, anche una parte della stampa sono tornati &#8211; come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; All&#8217;indomani dell&#8217;aggressione subita dal Premier in quel di Milano e del <a href="http://punto-informatico.it/2771095/PI/News/maroni-pugno-duro-facebook.aspx" target="_blank">proliferare</a> in Rete di qualche decina di post, siti e gruppi su Facebook con toni e contenuti più o meno goliardici, idioti e, in alcuni casi, di inaccettabile violenza, il Governo e purtroppo, anche una parte della stampa sono tornati &#8211; come accade ormai ciclicamente &#8211; a chiedere la &#8220;chiusura della Rete&#8221;, fucina di violenza e vaso di Pandora di ogni male e forma di odio del XXI secolo.</p>
<p>Il Ministro dell&#8217;Interno, quello della Giustizia e decine di altri rappresentanti della maggioranza si sono già affrettati a manifestare l&#8217;intenzione di interventi straordinari ed urgenti che valgano a consentire di disporre l&#8217;oscuramento immediato di interi siti Internet. Non è dato sapere cosa abbiano in mente ma la memoria corre al famigerato <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22d%27alia%22&amp;t=4" target="_blank">emendamento D&#8217;Alia</a> contro il quale la Rete fu chiamata a difendersi qualche mese fa. Inutile ripercorrere ragionamenti già fatti e tornare a spiegare ai novelli censori della società dell&#8217;informazione che l&#8217;oscuramento per un verso non è praticabile e per altro verso è un modello costituzionalmente insostenibile perché non si può &#8211; specie in assenza di un provvedimento giurisdizionale &#8211; privare centinaia di migliaia di persone della libertà di manifestazione del pensiero solo perché qualcuno, utilizzando lo stesso medium, ne ha abusato. Sarebbe come chiudere un giornale per un episodio di diffamazione o demolire un muro dopo l&#8217;affissione di un manifesto dal contenuto illegittimo. È un discorso lungo che andrà ripreso se e quando il Governo attuerà i propositi manifestati nelle ultime ore.<span id="more-22"></span></p>
<p>C&#8217;è, tuttavia, un&#8217;altra storia nella storia che, questa volta, merita di essere raccontata e che è rimasta nell&#8217;ombra, ignorata o quasi, dal Palazzo e poco trattata sui giornali e in TV. Nella notte che ha seguito l&#8217;aggressione del Premier, infatti, diversi Gruppi su Facebook attorno ai quali, negli ultimi mesi, si erano raggruppati milioni e milioni di italiani, riconoscendosi negli obiettivi, negli scopi e negli interessi rappresentati nel titolo del Gruppo hanno cambiato nome, descrizione e, quindi, scopi ed obiettivi. È così accaduto che milioni di cittadini che avevano liberamente scelto di aggregarsi attorno all&#8217;idea di sostenere le vittime del terremoto in Abruzzo e condividere progetti, iniziative umanitarie e informazioni si sono, inconsapevolmente, ritrovati iscritti ad un Gruppo di solidarietà a Silvio Berlusconi. Propositi nobili &#8211; guai a dubitarne &#8211; ma il punto è un altro: nessuno degli iscritti ha liberamente scelto di farli propri, di aderirvi, di veder collegato il proprio nome ad un&#8217;iniziativa in favore di un leader politico, manifestando così una propria opinione o, almeno, propensione politica.</p>
<p>Nelle ultime 24 ore gli amministratori del Gruppo, &#8220;autori materiali&#8221; dell&#8217;operazione di &#8220;coartato ed unilaterale trasformismo&#8221; e forse &#8211; ma questo andrà accertato &#8211; anche suoi ideatori si sono continuamente passati il testimone ed hanno altrettanto frequentemente modificato il titolo del gruppo che alle due di questa notte era divenuto &#8220;viva il comunismo, viva la libertà&#8221; per poi tornare prima dell&#8217;alba &#8220;Solidarietà a Silvio Berlusconi&#8221;. Si tratta di un gravissimo attentato all&#8217;identità personale di milioni di cittadini italiani i cui dati personali sono stati trattati per finalità politiche, in assenza del loro consenso.</p>
<p>Questa volta Facebook, il lupo cattivo americano, non c&#8217;entra. E non c&#8217;è neppure nessuna difficoltà oggettiva nell&#8217;individuazione dei responsabili della condotta delittuosa perché i loro nomi e cognomi sono &#8211; e/o sono stati &#8211; lì in bella mostra nel campo dedicato agli amministratori del Gruppo.<br />
Perché nessuno ha tuonato e promesso azioni e sanzioni esemplari contro questa aggressione alla libertà individuale di milioni di cittadini italiani?<br />
È un fatto inquietante e, ad un tempo, sintomatico dell&#8217;incapacità del Palazzo di cogliere le dinamiche della Rete e di comprendere quali sono le nuove forme di violenza e di coercizione di massa dalle quali occorre proteggere i cittadini italiani.</p>
<p>L&#8217;episodio, tuttavia, è sintomatico anche per un&#8217;altra ragione: mentre da più parti si è avviato un autentico processo di criminalizzazione del web e di alcune piattaforme e soggetti che ne sono protagonisti, questa vicenda mostra in maniera eclatante come il mezzo &#8211; Facebook &#8211; sia, il più delle volte, neutro rispetto agli scopi per i quali gli utenti lo utilizzano.<br />
Il gigante del social network, in questa storia, c&#8217;entra ben poco perché si è limitato a mettere a disposizione una piazza ed uno strumento ad un manipolo di nostri concittadini che &#8211; per superficialità, ignoranza, inesperienza o altre motivazioni che emergeranno nelle prossime settimane &#8211; li hanno utilizzati nel modo peggiore possibile ovvero per espropriare e manipolare l&#8217;identità personale di milioni di cittadini.<br />
Occorre intervenire con urgenza, accertare quanto accaduto e punire i responsabili per dimostrare che la Rete ed i suoi strumenti non sono mai buoni o cattivi, leciti o illeciti ma che tali aggettivi devono sempre essere piuttosto collegati agli utenti ed alle loro condotte.<br />
Non esiste, per dirla con le parole usate da Gian Antonio Stella sul <em>Corriere della Sera</em> un &#8220;lato oscuro della rete&#8221; ma esiste piuttosto, in Rete come fuori dalla Rete, un manipolo di idioti, superficiali, delinquenti e criminali, soggetti in relazione ai quali la famiglia, la scuola, i processi di formazione ed educazione hanno fallito.<br />
È importante non confondere questa parte con il tutto e, soprattutto, l&#8217;autore della condotta con lo strumento.
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		<title>Maroni, pugno duro su Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 22:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma &#8211; Nelle ore immediatamente successive all&#8217;aggressione subita a Milano dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è alzato un vento di reazioni, tra brezze a sospingere il gesto di Massimo Tartaglia e correnti d&#8217;aria a soffiare solidarietà al premier colpito al volto. Un vento che si è alzato con particolare vigore su Facebook, fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; Nelle ore immediatamente successive all&#8217;aggressione subita a Milano dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è alzato un vento di reazioni, tra brezze a sospingere il gesto di Massimo Tartaglia e correnti d&#8217;aria a soffiare solidarietà al premier colpito al volto. Un vento che si è alzato con particolare vigore su Facebook, fino a raccogliere sulla strada decine di migliaia di utenti, fino a portarli direttamente sulla ribalta delle cronache nazionali.</p>
<p>Roberto Maroni, ministro dell&#8217;Interno, ha proprio per questo annunciato un dibattimento speciale che dovrebbe tenersi nel Consiglio dei ministri il prossimo 17 dicembre. &#8220;Se sarà il caso &#8211; <a href="http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE5BD0I920091214" target="_blank">ha spiegato</a> Maroni &#8211; sarà esaminata l&#8217;eventuale approvazione di norme più incisive contro l&#8217;apologia di reato e l&#8217;istigazione alla violenza attraverso Internet&#8221;. Il ministro dell&#8217;Interno ha in pratica illustrato la possibilità di <strong>oscurare quei siti web che si rendano protagonisti di incitamento alla violenza</strong>. Come i gruppi su Facebook a favore di Massimo Tartaglia, spuntati come funghi nelle ore successive all&#8217;aggressione.<span id="more-14"></span></p>
<p>Maroni ha dichiarato di aver commissionato un monitoraggio della Rete alla polizia postale, aggiungendo di aver scoperto 300 gruppi su Facebook inneggianti al gesto di Tartaglia. Il ministro <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/12/14/1104499-maroni_oscurare_siti_tartaglia.shtml?refresh_ce" target="_blank">ha parlato</a> di messaggi molto espliciti (e violenti) come <em>Grazie, Massimo Tartaglia</em> e <em>A Natale si può fare di più</em>, quest&#8217;ultimo apparso tra i commenti ad un filmato caricato su YouTube. Maroni ha puntato il dito anche contro <em>Indymedia</em>, centro di informazione indipendente sulla Rete, concludendo con la promessa di un robusto impegno da parte del governo per porre fine ad un vero e proprio scempio.</p>
<p>È vero che su Facebook sono apparsi anche altri gruppi di fazione opposta, da quelli che auspicano il carcere più duro a Tartaglia e quelli che gli augurano sorti ancora più spiacevoli. Pare che il più numeroso sia comunque quello a sostegno di Silvio Berlusconi contro i fan di Tartaglia, che avrebbe ottenuto in poche ore quasi 400mila adesioni. Si è trattato di un falso, visto che <a href="http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_14/facebook_twitter_berlusconi_reazioni_7d0aee10-e8a1-11de-b930-00144f02aabc.shtml" target="_blank">varie fonti</a> hanno portato poi le prove per evidenziare un particolare dettaglio: il gruppo parlava d&#8217;altro, ha soltanto cambiato nome.</p>
<p>Si è espresso in maniera risoluta anche Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Europee, che ha definito moralmente inaccettabili le dichiarazioni emerse su social network come Facebook. Ronchi ha poi concluso che premerà affinché Maroni proceda con l&#8217;oscuramento dei siti incriminati. In questo caso, <strong>l&#8217;apologia di reato e l&#8217;istigazione alla violenza</strong> verrebbero inseriti tra i motivi principali per isolare Facebook dalla rete.</p>
<p>A parere di Luca Nicotra (Segretario dell&#8217;Associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) spetterebbe invece alla magistratura dirimere la questione: Nicotra e Cappato ricordano in un comunicato che &#8220;Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;opposizione sono giunte inoltre le dichiarazioni di Massimo Calearo, esponente del neonato partito Alleanza per l&#8217;Italia, che ha condannato Tartaglia e i suoi quasi 50mila fan sul social network in blu. &#8220;Questa è gente che va curata, sono dei pazzi. Chi di competenza provveda a far oscurare la pagina di Facebook occupata dai fan-Tartaglia&#8221;. Non si specifica però chi si dovrebbe incaricare di rendere inaccessibile il social network, né come si possa isolarne dalla rete una sola porzione, se non attraverso le ordinare procedure di segnalazione delle violazioni gestite dalla stessa piattaforma.</p>
<p>Altrettanto dura la deputata del PdL Gabriella Carlucci, che ha parlato di Facebook come di uno strumento di diffusione di odio e veleni. Per la parlamentare, sarebbe arrivato il momento giusto per <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=carlucci+anonimato&amp;t=4" target="_blank">sopprimere l&#8217;anonimato</a> in Rete.
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