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	<title>AlexViola.com &#187; privacy</title>
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		<title>Firefox e porn mode, occhio agli add-on</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso gli utenti meno esperti tendono a sopravvalutare le funzionalità di navigazione anonima oggi offerte dai principali web browser, Firefox incluso. Un esempio ne è la questione sollevata la scorsa settimana da Ehsan Akhgari, autore della funzione Private Browsing Mode (PBM) di Firefox, secondo il quale certe estensioni di Firefox possono vanificare l&#8217;operato di PBM [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso gli utenti meno esperti tendono a sopravvalutare le funzionalità di navigazione anonima oggi offerte dai principali web browser, Firefox incluso. Un esempio ne è <a href="http://ehsanakhgari.org/blog/2010-02-17/private-browsing-support-firefox-extensions" target="_blank">la questione</a> sollevata la scorsa settimana da Ehsan Akhgari, autore della funzione Private Browsing Mode (PBM) di Firefox, secondo il quale certe estensioni di Firefox possono vanificare l&#8217;operato di PBM ed esporre gli utenti a rischi per la privacy.</p>
<p>Akhgari, le cui argomentazioni e proposte sono state riprese ieri in <a href="http://blog.mozilla.com/addons/2010/02/23/private-browsing-support-required-for-add-ons/" target="_blank">questo post</a> del Mozilla Add-ons Blog, spiega che oggi Firefox non ha modo di riconoscere automaticamente quali estensioni onorino PBM e quali invece ignorino tale funzione. Il risultato è che certi add-on potrebbero scrivere sull&#8217;hard disk dati potenzialmente sensibili anche quando l&#8217;utente ha attivato la navigazione anonima, e questo senza che il browser possa ravvisare la violazione e avvertire l&#8217;utente.<span id="more-91"></span></p>
<p>Akhgari ha dunque proposto una policy, peraltro già accolta dai coordinatori di <em>addons.mozilla.org</em> (AMO), che stabilisce che tutte le estensioni che registrano dati personali o potenzialmente sensibili &#8211; come URL visitati, segnalibri, contenuti di pagine web, dati delle form, dati personali dell&#8217;utente ecc. &#8211; debbano esplicitamente supportare PBM, e dunque astenersi dal registrare certe informazioni quando la navigazione anonima è attiva.</p>
<p>La policy verrà da subito applicata a tutti i nuovi add-on, mentre agli autori delle estensioni preesistenti Mozilla fornirà due mesi di tempo per adeguarsi alle nuove regole: trascorso questo arco di tempo, gli add-on che non rispetteranno la policy verranno eliminati da AMO.</p>
<p>Akhgari ammette che la disamina degli add-on non sarà un compito facile, soprattutto perché non può essere automatizzata: &#8220;Ancora una volta &#8211; ha detto lo sviluppatore &#8211; si rivelerà preziosa la collaborazione degli autori&#8221;.</p>
<p>Secondo il blog di ADO, la nuova policy entrerà ufficialmente in vigore verso la fine di marzo. Nel frattempo vale il vecchio detto: &#8220;Fidarsi è bene&#8230;&#8221;.
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		<title>Street View, un dollaro di privacy</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 10:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google sembra uscire rafforzata da uno dei casi che la vedono alla sbarra per le immagini catturate per il servizio Street View: se violazione di proprietà privata c&#8217;è stata, l&#8217;accusa deve comunque dimostrare il danno subito.
Una coppia di Pittsburgh, Aaron e Christine Boring, aveva fatto causa a Google nel 2008 per violazione della privacy e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google sembra uscire rafforzata da <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=tag%3a%22street+view%22" target="_blank">uno dei casi</a> che la vedono alla sbarra per le immagini catturate per il servizio Street View: se violazione di proprietà privata c&#8217;è stata, l&#8217;accusa deve comunque dimostrare il danno subito.</p>
<p>Una coppia di Pittsburgh, Aaron e Christine Boring, aveva <a href="http://punto-informatico.it/2253228/PI/News/street-view-google-non-puo-garantire-privacy.aspx" target="_blank">fatto causa</a> a Google nel 2008 per violazione della privacy e negligenza nel pubblicare le foto su Internet della loro residenza. Inoltre, dal momento che i coniugi vivono in una strada privata, accusavano Mountain View di aver violato la loro proprietà privata, infiltrandosi per fotografarla. Oggi il processo arriva forse ad una conclusione di fatto: se violazione c&#8217;è stata, non ha causato danni.<span id="more-72"></span></p>
<p>La Corte, infatti, ha ritenuto non sussistere le accuse di violazione di privacy, né l&#8217;abuso nel pubblicare le foto, che sono in seguito state rimosse. Per quanto riguarda invece l&#8217;accusa di violazione di proprietà privata, la Corte <a href="http://www.ca3.uscourts.gov/opinarch/092350np.pdf" target="_blank">riconosce</a> in parte le ragioni della coppia ma minimizza l&#8217;effettivo danno subito: a loro, dunque, ora l&#8217;onere della prova degli eventuali danni subiti, non potendo ottenere i 25mila dollari richiesti per violazione di privacy ed eventuali danni morali.</p>
<p>Se non riusciranno, in pratica, a dimostrare di aver subito effettivamente dei danni, potrebbe configurarsi un risarcimento di appena un dollaro (come <a href="http://news.cnet.com/8301-13578_3-10444755-38.html" target="_blank">stabilito</a> dal precedente chiamato in causa dalla Corte). Una cifra del tutto simbolica, che dovrà quindi bastare nel caso in cui le ragioni della coppia fossero puramente di principio.
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alexviola.com/street-view-un-dollaro-di-privacy/" target="_blank"><img src="http://www.alexviola.com/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>
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		<title>Google Toolbar, il tracciamento è d&#8217;obbligo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 09:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex V.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre le polemiche sullo scontro tra Google Cina non accennano a diminuire e si arricchiscono di speculazioni realistiche ancorché poco lusinghiere per Mountain View, il docente della Harvard Business School Ben Edelman apre un nuovo fronte comunicando i risultati di una sua indagine sul comportamento di Google Toolbar. Il tool, sostiene Edelman, traccia le abitudini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre le polemiche sullo scontro tra Google Cina non accennano a diminuire e si arricchiscono di <a href="http://punto-informatico.it/2794152/PI/News/schneier-minaccia-viene-dall-ovest.aspx" target="_blank">speculazioni realistiche</a> ancorché poco lusinghiere per Mountain View, il docente della <em>Harvard Business School</em> Ben Edelman apre un nuovo fronte comunicando i risultati di una sua indagine sul comportamento di Google Toolbar. Il tool, sostiene Edelman, <strong>traccia le abitudini di navigazione degli utenti anche dopo essere stato disabilitato</strong>.</p>
<p>Contornando <a href="http://www.benedelman.org/news/012610-1.html" target="_blank">il suo articolo</a> di screenshot catturati nelle varie sessioni di &#8220;sniffing&#8221; condotte su Internet Explorer 8, Edelman prova che nel caso in cui fossero attive le &#8220;caratteristiche avanzate&#8221; (vale a dire la visualizzazione del PageRank delle pagine web e Sidewiki per commentare i siti Internet) la toobar di Google continua a comunicare i dettagli di navigazione dell&#8217;utente ai server di Mountain View.<span id="more-53"></span></p>
<p>Il problema, che dal Googleplex <a href="http://www.pcworld.com/article/187670/Google_Toolbar_Tracks_You_Even_After_Being_Disabled.html?tk=rss_news" target="_blank">definiscono</a> &#8220;bug&#8221; e assicurano di voler risolvere con il prossimo upgrade al software, non si presenta su Internet Explorer 7, Firefox o Chrome. Google sostiene che l&#8217;incidente ha influenzato la navigazione di un numero limitato di utenti senza però rivelare alcun dato preciso a riguardo.</p>
<p>Le critiche di Edelman (già consulente di società concorrenti di Google e impegnato anche in una causa legale contro Mountain View) vanno però oltre la toolbar, coinvolgendo le modalità di controllo delle caratteristiche del tool e l&#8217;EULA visualizzata in occasione dell&#8217;installazione.</p>
<p>Le &#8220;enhanced features&#8221; che continuano a comunicare con i server remoti sono estremamente facili da attivare, dice il ricercatore, non altrettanto da disabilitare e la cosa non gioca certo a favore della privacy degli utenti. Per quanto riguarda l&#8217;accordo di licenza, inoltre, le modalità di visualizzazione che ne complicherebbero inutilmente la consultazione sarebbero una ulteriore conferma della scarsa attenzione di Google per le legittime istanze di trasparenza manifestate dai netizen.
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